Il presidio non smobilita

 

L’8 agosto 2002 viene comunicato a tutte le forze dell’ordine e al comune di Rosà l’inizio di una manifestazione popolare per contestare il PIP 49 che durerà giorno e notte fino a data da definirsi. È una nuova forma di protesta che si avvale di strutture precarie e temporanee per accogliere i manifestanti. I proprietari del terreno sono d’accordo. Nasce il presidio di S.Pietro. Da una parte della strada il presidio, dall’altra la zincheria più grande d’Italia.
Subito iniziano i sopralluoghi del comune fino ad arrivare a un’ordinanza di ripristino. Per salvare il terreno, per circa un mese il presidio viene tolto, ma l’incubo di Rosà diventerà poi il “Presidio Mobile”.
Il Presidio viene reinstallato con nuova comunicazione e atto di comodato fra i proprietari del campo e il comitato. In questo modo i proprietari del fondo dovrebbero essere sollevati da ogni responsabilità… ma così non sarà.
Inizia un’altra serie di comunicazioni, terminate con il sequestro del terreno.
I ricorsi non servono. Il comune trasmette il fascicolo alla procura di Bassano del Grappa che avvia le indagini.
Il processo ai due proprietari del terreno “incriminato”, moglie e marito, si è concluso venerdì 26 gennaio 2007. La sentenza assolve la moglie, ma condanna il marito a cinque giorni di carcere commutati in 200€, più 3000€ di ammenda. E ordina la rimozione del presidio.
Il presidio risponde così: IL PRESIDIO NON SI TOCCA! Andremo in appello, l’azione legale spetta a noi, ma speriamo che le nostre richieste vengano accolte da più gente possibile.