Checosamanca, film sull’Italia che non si vede

 

Gian Paolo Polesini, Messaggero Veneto, 6-3-2007 - L’Italia che non si vede, quella a disagio, quella tenuta sottochiave dai palazzi, lo Stivale che sta stretto alla politica e a una certa società, i poveracci, gli oppressi, gli abbandonati, i faidate. Il lato B delle fiction cattiviste delle tv generaliste, il sottoscala delle soap sul Lago di Como, il vaso di Pandora con dentro i disastri di troppa indifferenza. C’è tutto, o molto di questo, in un film-documentario, di marca neo-realista, che apre uno sguardo su Checosamanca, scritto senza spazi, buona metafora di un dietro le quinte di un Paese all’apparenza lustro, ma pieno di tarme.
Un progetto sano per diffondere le parole di chi non ha mai spazio per dirle. Checosamanca, prima di finire sullo schermo del Visionario oggi, domani e mercoledì (triplo orario canonico) sarà presentato oggi alle 18 alla libreria Feltrinelli di Udine, e non a caso. La produzione ha il doppio sigillo di Eskimosa, una nuova società della stessa casa editrice, e di Rai Cinema.
“Volevamo creare un film collettivo” ci ha detto Anastasia Plazzotta, una delle responsabili del progetto “scritto, ideato e girato dai giovani, risaltare il punto di vista delle nuove generazioni su questi tempi confusi e tesi. Volevamo il meglio, non un appello libero, ma una ricerca mirata tra i migliori. A questa chiamata alle armi, come l’abbiamo coniata, ha risposto una settantina di registi a ciu è stato chiesto di scrivere e raccontare una storia su che cosa manca. Eccoli: Alice Rohrwacher, Andrea Segre e Francesco Cressati, Enrico Cerasuolo e Sergio Fergnachino, Andrea D’Ambrosio, Marco Berrini e Martina Parenti, Nicola Zucchi e Chiara Bellosi. Dalla fiumara calabra alla battaglia vicentina a una zincheria, dalla lotta contro la privatizzazione dell’acqua a Napoli alla notte dei cani randagi catanese.”
Un documento corale senza stacchi, legato dallo stesso denominatore comune, un’opera libera, vera, distante anni luce dalla distorsione cinematografica. Dal 12 aprile sarà anche in dvd.
“Lo spirito è alla Petri, alla Rossellini, alla Amelio – dice Andrea Segre, uno dei registi, padovano, ma residente a Roma – un cinema svincolato dall’interesse politico. Un cinema che faccia scoprire le nuove forme di aggregazione, e conoscere i tanti disagi di chi vive alla periferia della vita. Se non avessi letto il libro Il grigio oltre la siepe mai avrei scoperto l’esistenza di un presidio di lotta permanente in un piccolo paese del vicentino oppresso dal peso di una immensa zincheria, costruita, pare, sopra un deposito di scorie radioattive. Il mio set è stato quello, per tentare di rompere il cerchio di omertà attorno a uno dei tanti casi di dignità umana schiacciata dallo sviluppo economico. Non cambieremo il corso dell’Italia, ma abbiamo fatto il possibile per deviarlo.”