“Checosamanca” all’Italia di oggi secondo i giovani

 

Daniela Persico, da "La Repubblica" 27-02-2007 - Raccoglie poltrone sfondate, porte cigolanti, tavolini traballanti. A uno a uno allineati, i rifiuti di una discarica formano un salotto discreto. Un ragazzino con meticolosa e arrabbiata maniera li accosta, mentre la ripresa si allontana mostrandoci l’impossibile gioco di ordinare il caos.
Si apre con una metafora il film collettivo Checosamanca, che getta uno sguardo all’attuale situazione politica italiana e alle sua falle. A girarlo sono stati chiamati, sotto la produzione di Eskimosa-Feltrinelli, giovani registi dalla vocazione documentaristica. Ne è nato un film a episodi che denuncia i problemi legati all’ecologia ma anche alle difficoltà della ricerca scientifica e all’estenuante macchina della burocrazia. Presentato alla Festa del Cinema di Roma, Checosamanca verrà proiettato all’Apollo spazioCinema da oggi a giovedì (ore 13). Gli autori interverranno a parlare dell’operazione giovedì alle ore 18 alla Feltrinelli di Corso Buenos Aires: un’occasione per scoprire la problematica discesa lungo le latitudini italiane.
Addirittura tre episodi su cinque sono legati ai temi della salvaguardia dell’acqua: incubo ricorrente in un paese in cui domina la tolleranza verso una piccola e miope illegalità. Il primo, I residenti del nord-est di Andrea Segre, è sicuramente il più avvincente, raccontando di un presidio per bloccare l’apertura di una zincheria in provincia di Vicenza; la privatizzazione dell’acqua a Napoli e i traffici loschi dei pozzi acquiferi della campagna pugliese, oggetto degli altri due corti, evidenziano che l’assenza di uno Stato a cui rivolgersi sembra ovunque la stessa lungo la penisola. La medesima sorte tocca a coloro che lottano per portare qualcosa di nuovo nel soffocante panorama della ricerca, come accade alla simpatica coppia di scienziati de Il microscopio di Parenti e Berrini.
Di fronte a una totale assenza di fiducia nelle istituzioni, ai giovani che hanno tentato con il film di costruire il loro salotto tra le macerie restano soltanto i latrati dei cani randagi per le vie di Catania.